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Cinque

30/01/19

C’è un uomo in piazza Duomo, che corre inseguito da guardie. Egli ha rubato gioielli in un negozio vicino. Un militare addestrato spara d’istinto: un colpo attraversa la canna del fucile e si getta al di fuori dell’arma, ora sorvola la piazza. Dall’alto, è come se quel proiettile osservasse l’ignara gente al di sotto, tutta riunita nel caos, a godere dell’arte, scattandosi foto. Nel mezzo della folla c’è un bambino che piange, tediando la madre, già pentita per non avergli comprato un giocattolo. Le lacrime colano sul liscio viso e vanno a posarsi sulle lenti dei piccoli occhiali, le quali riflettono indiscrete le gambe scoperte di una turista in posa. 

Intanto una palla rimbalza a terra e i piccioni, spaventati, si levano in volo. Uno di essi si ferma sopra a un palazzo e sbircia con lo sguardo curioso all’interno degli appartamenti vicini, spogliando le bianche pareti della propria intimità. Sotto al colonnato un cane abbaia di rabbia: c’è un dolce cane morto riverso al suo fianco, ucciso dalla fame. 

Il proiettile sparato penetra nella schiena del fuggitivo, le gambe cedono al peso del corpo, ed egli istantaneamente collassa al suolo, privo di fiato.

D’un tratto quel frenetico mondo, andirivieni di vite, cessa ogni rumore e tutti si girano verso lo sparo. Nessuno si muove. 

Una donna grida, mentre il bambino non piange più.

I piccioni fuggono in volo.

Drin! Drin!