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Dieci otto

02/04/19

Ricordo di quando ero bambino, un’estate al mare in Toscana. Ricordo che era giugno e faceva caldo: avevo sì e no dieci anni. Stavamo in un residence, io e la mia famiglia. C’era la piscina, c’erano due piscine, una con lo scivolo che entrava fin dentro l’acqua, l’altra più grande per far nuotare gli adulti. Ricordo l’odore di lavanda, ovunque c’erano siepi di lavanda curate prese d’assalto giorno e notte dai calabroni neri. C’erano i tappeti gonfiabili, un castello gonfiabile a forma di pannocchia: è lì che forse ci incontrammo per la prima volta. A dire il vero non ricordo come ci siamo incontrati, nemmeno dove, ma so che abbiamo passato un sacco di tempo dentro a quel gonfiabile a saltare e a parlare, a progettare il futuro ignorando di essere soltanto bambini. 

Si chiamava Giulia e veniva da Bergamo. Era una ragazza carina, bionda e portava gli occhiali. Aveva un anno più di me, io ero completamente innamorato. Era la prima volta che fossi consapevole dell’amore, non posso garantire che sia stato il sentimento più innocente e dolce che io abbia mai provato, ma così è come lo ricordo. 

Sento l’acqua della piscina bagnarmi la pelle di fresco e nel naso colgo ancora l’odore del cloro. I caldi raggi del Sole paiono ancora scottarmi la schiena e io e lei siamo lì, insieme a nuotare. Usciamo dall’acqua e ci tuffiamo giù per lo scivolo: ridiamo. Lei ed io abbiamo la cuffia, è obbligatoria, e gli occhialini per proteggere gli occhi e vedere sott’acqua. Ci immergiamo: cerchiamo di parlare sott’acqua e vogliamo dirci qualcosa che solo noi due riusciamo a capire. Le dita delle mani sono tutte piene di rughe: è tempo di uscire e asciugarsi. Corriamo veloci fino al gonfiabile, a piedi nudi sull’erba attenti a non calpestare le api impegnate a succhiare il polline dalle margherite. Entriamo nel nostro castello a forma di pannocchia che fa odore di plastica. Dentro ci sono due piccoli bimbi tedeschi, oppure olandesi, ma noi prendiamo a saltare moto forte ed in breve conquistiamo la reggia. Allora siamo soli e ci mettiamo seduti, affondando in mezzo al gonfiabile a riprendere fiato. 

Fuori ci sono ovunque schiamazzi e una gran confusione, ma dentro regna il silenzio e ci siamo solo io e lei, solo io e Giulia. Forse ci teniamo per mano, forse questo è un dettaglio che non è mai accaduto ma preferisco comunque crederlo vero. Iniziamo a parlare di tutto, di tante cose. Vorrei poter immaginare un possibile dialogo fra me e lei, vorrei persino poterlo scrivere, sarebbe incredibile essere in grado di ricordarne almeno uno, ma non posso. Il passato è legato al passato: le parole scambiate fra noi sono rinchiuse per sempre in un determinato spazio di tempo che non potrà mai essere vissuto nuovamente. 

Probabilmente ci guardavamo negli occhi e so che spesso discorrevamo di animali, delle crudeltà negli zoo, del fatto che ogni essere vivente dovesse essere libero di vivere nel suo habitat naturale e che fosse impensabile permettere la cattività per il puro gusto di soddisfare la curiosità umana. Ovviamente affrontavamo anche argomenti più banali, ma ad entrambi piaceva credersi adulti trattando temi da adulti e ragionando come bambini. 

Giocavamo. 

Ricordo che ci siamo incontrati per due o tre estati consecutive.

D’inverno ci scrivevamo le lettere, spesso.

Poi un anno lei non è più tornata e mi è dispiaciuto tanto.

Ricordo che vagavo a vuoto e tutto sembrava avere meno senso di essere felice, nonostante l’estate metta allegria ad ogni albero o fiore che sia. 

Ricordo di essermi seduto sull’altalena da solo, il giorno del solstizio d’estate, ad aspettare che lei arrivasse dal nulla. Poi un giorno, forse lo stesso, mentre camminavo da solo per le stradine del residence incontrai qualcuno che in futuro sarebbe diventato mio amico: cercava di catturare le rane al tramonto, usando un retino da pesca e in compagnia della sorella. 

Allora mi dimenticai di lei, mi dimenticai di Giulia.

Non ci siamo più scritti e mai più incontrati: ancora nel cassetto conservo una foto di noi, bambini sorridenti a bordo piscina, baciati dal Sole di giugno.