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Nove

05/06/19

(Da leggere ascoltando “Adelita” di Francisco Tarrega, in sottofondo).

Attraverso la strada principale del paese si era ovunque diffuso odor di pompelmo e di limone. I tetti bassi delle bianche case in muratura trasudavano umidità, scaldati e poi asciugati dal violento Sole estivo. Intanto, il piccolo Giorgio passeggiava allegro per la via sterrata, sgombra di auto. 

Dal mercato del pesce giungevano le grida dei venditori, mentre dalla piazzola a sinistra si potevano udire uomini indaffarati a smerciare cesti di frutta. Giorgio correva spensierato discendendo la strada ora ricoperta da ciottoli, quando con gli occhietti piccoli incrociò lo sguardo stanco di un anziano signore seduto all’ombra di una casa. Il signore indossava un cappello di vimini, per proteggersi la fronte rugosa dal caldo, aveva una folta barba, capelli canuti e labbra secche, impegnate a sorreggere un sigaro fumante. Le sue dita, consumate dal lavoro e dall’età, pizzicavano leggiadre e sinuose le corde tese di una chitarra rovinata. Non sbagliava una nota, senza porgere però alcuna attenzione al manico: i suoi occhi, impassibili, fissavano quelli  giovani di Giorgio, a loro volta incantati. Più tardi il piccolo Giorgio, stanco, avrebbe nuovamente preso a correre verso la riva del mare: di tutta la giornata, lui aspettava solo il momento in cui tuffarsi fra le bianche onde spumeggianti. 

 Drin! Drin!