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Otto

04/02/19

La storia di Afranio si basa sul nulla: ha dieci minuti per non andare da nessuna parte. Afranio è un personaggio banale, disoccupato, che vive da un paio di righe su una pagina bianca. Dall’inchiostro della penna di chi scrive spunta fuori un cellulare, nero e nuovo. D’un tratto, questo si posa sul palmo aperto di Afranio, incredulo: ora egli ha un oggetto sul quale sprecare il suo breve tempo. 

Afranio sblocca il telefono e già i suoi occhi stanchi sono catturati dallo schermo, ipnotizzati a guardare e a scorrere nel nulla cosmico postato dai suoi amici, inesistenti. Afranio si sente solo e riempie il suo vuoto con messaggi virtuali, persone e paesaggi che non riescono ad uscire dai pixel colorati di quel dispositivo elettronico, tenuto stretto fra le mani. 

Il suo creatore, il perfido scrittore della storia, ha pietà per la disperazione del personaggio e, magnanimo, decide di inventarsi una donna: ecco una graziosa ragazza che dal nulla si avvicina al povero e solo Afranio. I due si salutano, lei non ha nome. Basta poco, uno sguardo romantico, perché entrambi si affezionino l’uno dell’altra. Si baciano. Afranio e la giovane hanno anche il tempo di amarsi: solo pochi secondi, brevi attimi di passione, stretti fra le righe del foglio ormai terminato. Sono felici, poi, una parola di più ed è già tutto monotono ed estremamente noioso. Afranio allora va avanti, va oltre: gira pagina, mentre la povera ragazza senza nome rimane abbandonata, sola nel retro del foglio. 

Afranio non ha più nessuno vicino: è già vecchio. La sua storia sta per concludersi e lui annoiato controlla che altri, sui social, abbiano di meglio da dire. Ma nessuno ha un qualche argomento: condividono tutti foto di sé. 

Afranio è solo, ha buttato il suo tempo.

Stacco la spina. 

Drin! Drin!