Salta al contenuto

Quattordici

16/02/19

Affogate, stolti, affogate!

Vi auguro di sperimentare le brezza dell’effimera gioia che vi occlude la gola, quando un’onda di angoscia vi assale e travolge, trascinando voi inermi a fondo. 

Affogate, sentite il respiro svanire, fuggire, affievolirsi e diventare sottile: un attimo solo e siete palloni gonfiati, vuoti di aria: soli. Guardatevi attorno e soffrite. 

Dovete spaventarvi, idioti!

Voglio che il panico entri dentro di voi, che vi invada e riempia i polmoni. Il panico pesa. 

Panico, dal greco pan: tutto. 

Immaginate di essere seduti tranquilli, certo un po’ stanchi, ma non preoccupati. Poi è un attimo: inaspettato, il tutto vi assale e voi non siete pronti (non sarete mai pronti).

Pensate un momento a cosa significhi essere inondati dal tutto. L’amore, l’odio, le ansie, i sogni, gli amici, la gente, le strade, le auto, i palazzi, il mondo intero si poggia per qualche secondo sulle vertebre fragili della vostra schiena, storta. Il Tutto vi piomba addosso d’istante e vi spezza, vi soffoca. 

Trattenete il respiro per un minuto, il battito accelera. Abbiate paura!

Morirete? Giammai!

Il panico non uccide, è solo sofferenza che implora di uscire, per lasciare spazio alla pace.

Pace.

Un prato di fiori, cicoria e melissa, vi si estende sotto la pianta dei nudi piedi: stendetevi calmi e godetevi il Sole caldo. L’ape regina si nutre del miele: avete appena assaggiato la vita.

Drin! Drin!