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Quattro

29/01/19

Caro pubblico, oggi devo ammettere di essere in ansia, ho paura di deludere le tue aspettative. Quindi ho deciso: poiché temo di scrivere una brutta storia, allora ne scriverò una ancora peggiore, di mia spontanea volontà.

Ecco, sceglierò due soggetti a caso: una calcolatrice, nera, ed un bicchiere. 

Vi racconto l’entusiasmate storia della calcolatrice, nera, e del bicchiere, entrambi fermi sulla mia scrivania. Nessuno dei due si può muovere, come è ovvio che sia, ma d’un tratto la calcolatrice si gira sul fianco e, rotolandosi una paio di volte, si getta al suolo. É scheggiata, ma ancora funziona. Il bicchiere, immobile, ha assistito alla scena: è divertito, quasi si strozza con l’acqua, per le risate. Poi, seguendo l’istinto, il bicchiere versa dall’alto una goccia. Il dispositivo elettronico, a terra si bagna. Uno scroscio di acqua piove sulla calcolatrice e intanto qualcuno sogghigna. L’evidenziatore vicino, sulla scrivania ha osservato la scena, senza proferire parola. Improvvisamente, egli parla:

“Bicchiere, perché ti rallegri, a fare del male?”

“Non ne ho idea, ma provo gusto a vederla soffrire. Nella noia di ogni giorno, è uno spasso assistere almeno una volta a qualcuno che annega.”

“E non provi vergogna?”

“Vergogna? Ma se nemmeno la conosco, quella calcolatrice. E poi, a parte te, nessuno è qui a giudicarmi. Ti dico di più, anche se volessi aiutarla, non potrei mai: gettandomi andrei in frantumi.”

L’evidenziatore si tace, ma poco dopo il bicchiere aggiunge:

“In fin dei conti si è buttata da sola. Vedi, nessuno l’ha costretta, nessuno l’ha fatta cadere. Poteva rimanere qui, dove è sempre stata. Scappando di casa lo sai, lungo il tragitto puoi rimanere affogato.”

Così, il bicchiere ridendo svuota l’intero contenuto di acqua al suo interno sulla malcapitata, giù in basso. La calcolatrice, nera, affoga: senza che nessuno venga a salvarla.

Drin! Drin!