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Tre

28/01/19

Respira.

Davanti ai tuoi occhi si estende una lunga strada asfaltata. Sbuffa il vento, lieve. Ti scosti i capelli, mori, che si posano leggeri sulle spalle scoperte, sudate, affaticate dal Sole che sulla pelle arrossata fa bruciare i suoi raggi. Granelli di sabbia si levano in massa e vanno a contaminare la strada, selciato bollente. Sei sola nel deserto e ti stendi al suolo. Le mani ti coprono il viso, le dita offuscano la luce noiosa che cala dall’alto. Inizi a contare e a parlare fra te.

“Una pecora, due…”

Quando già ne tieni cinquanta sulla punta della lingua, ti scordi a che numero fossi arrivata e da zero riprendi. 

Un tonfo violento ti sveglia. Sei nel letto caldo, la schiena sudata: è buio fuori. Nevica, ma protetta dalle mura di casa, spesse e sicure, non temi il freddo. Torni a sommare le pecore, desideri ancora di essere avvolta, cinta dalle vuote braccia del deserto che ti eri immaginata sognando. 

Sospiri: non riesci a dormire. Ti alzi, leggera, e concedi alla gola che è secca un sorso di acqua. Di nuovo ti corichi, ma qualcosa ti turba. 

É forse la luce del Sole che ti sveglia dal sonno, che incastra le esuli note dei tuoi pensieri, disturbando la mente? 

Ahimè tu non riesci a fissare la Luna, bianca e scura. Lei è pallida, in alto nel cielo, quale il tuo viso scioccato che, per via di un orologio che suona, si leva da un incubo. 

Fuori è mattina.

Drin! Drin!