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Venti ginque

06/06/19

Già è scesa la notte quando Marco, giovane in un sabato sera, decide di alzarsi dal divano per prepararsi ad uscire. Allora Marco va in camera, si spoglia, risponde a un messaggio confermando l’orario e il luogo dell’appuntamento poi, a piedi scalzi, corre fin sotto la doccia e apre il getto di acqua tiepida che lo pulisce dal freddo. Accende il phon e si asciuga i capelli mentre con un pettine si liscia la barba. É un po’ troppo lunga la barba e, incolta, trasmette un certo senso di trascuratezza. Sia ben chiaro, Marco è affezionato alla sua barba e per nulla al mondo se la lascerebbe tagliare ma una spuntata a quei ricciolini sulla mascella, una pulita ai peli cresciuti fin sugli zigomi e sul collo, un’innocente sfoltita col regola barba non se la vieta. Così Marco imbraccia la sua lama e, riempita la mano di schiuma, va a massaggiare la gola in preparazione alla rasatura. 

Ora tocca ai peli sopra le guance. 

Manca solo la rapida sfoltita. 

Marco prepara il rasoio elettrico montando sulla testina il pettine di lunghezza maggiore. Acceso: passaggio attento e leggero sopra alla cute. Ben fatto: la baba è sistemata a dovere. 

É tempo di correre e andare a vestirsi. Marco scappa in camera e si infila di fretta un paio di pantaloni neri poi una maglietta bianca ed una camicia di jeans per coprirsi. Si stringe alla vita una cintura di pelle ed è pronto ad uscire. Non è in ritardo, anzi in anticipo di qualche minuto decide di tornare in bagno per guardarsi allo specchio e compiacersi del suo aspetto curato e invidiabile. Primo errore: l’amore eccessivo nei confronti della propria immagine. Marco sta per spegnere la luce quando si accorge di un pelo, sotto al mento, poco più lungo degli altri. Allora apre rapido l’armadietto sopra il lavabo, in cerca di un paio di forbicine che non saltano all’occhio. Vabbè, si può fare altrimenti, quindi Marco impugna nuovamente il rasoio e lo accende. Con una mano tende il pelo e con l’altra avvicina la macchinetta. Mentre il pelo fuori posto viene regolato, Marco si accorge di avere una zona di barba un po’ più lunga sulla sinistra del volto. Probabilmente deve essersi dimenticato di passarci con il regola barba quindi, già armato del medesimo, senza pensarci due volte egli rade la zona trascurata. Secondo errore: distratto dalla fretta ed ingannato dalla luce della lampadina un po’ fioca, Marco ha tagliato laddove non ce n’era bisogno. Infatti quella zona di barba sulla sinistra del volto, che sembrava non essere stata tagliata, era invece già a posto. Così ora si nota una macchia di pelo nettamente più corta e Marco, disperato, è costretto a uniformare la lunghezza della barba nel resto del viso. Deluso dal risultato, Marco si osserva allo specchio e impreca più volte. Si odia, rimpiange di essersi fermato in bagno quel secondo di troppo, quando già poteva uscire e nulla sarebbe successo. Ora riflette e decide che, in queste condizioni pietose egli non può contare sulla sicurezza interiore necessaria per affrontare un appuntamento. Si inventa una scusa banale e messaggia di non poter più uscire. 

Terzo errore, fatale: piangere sul latte versato. Sono trascorse ormai due ore dal taglio involontario, quando Marco, impaziente, decide di vendicarsi nei propri confronti e raccoglie ancora una volta l’arma del delitto: con la lama del rasoio ancora sporca di peli egli si rade completamente la barba. L’uomo versa una lacrima, poi un’altra e allora è troppo, è esagerato aver rinunciato ad una serata di amore perché non ci si sentiva all’altezza, è troppo aver deciso impulsivamente di radere a zero quei preziosi peli sul viso. Tutto pare eccessivo e i pensieri, pure loro sono troppi ed affollano la mente intenti ad uscire. Dotato di scarsa pazienza, Marco accende la rabbia e con tutte le forze getta il pugno chiuso contro lo specchio che immediatamente esplode in decine di frammenti squadrati e taglienti. Il sangue cola nel lavabo sotto alla mensola ricoperta di schegge luccicanti. Marco si guarda attorno, non sa più cosa cercare, dove osservare mentre le gambe tremano e le ginocchia vogliono cedere schiacciate dal peso di una follia incontrollata. Steso a terra, Marco riacquisisce un minimo di controllo e decide che forse sia il caso di tagliarsi a zero persino i capelli, così da uniformare lo stile. Ridendo egli coglie una lama e la passa più volte tra la fronte e la nuca, tagliando del tutto ogni capello nel mezzo. Pelato, con la mano insanguinata Marco riflette il suo volto su di una scheggia di vetro. Quasi non si riconosce nemmeno e quegli occhi così gonfi e il viso tanto spoglio paiono proprio di un’altra persona, una persona che odia e più non merita di vivere. Marco impreca contro l’uomo riflesso nella scheggia di vetro, lo accusa di averlo rovinato, imbruttito, ammazzato. Uccidere è infatti l’unica soluzione degna per farla finita, quindi Marco coglie la lama da terra e decide di recidere i polsi a quell’uomo infame, colpevole di aver deturpato la propria bellezza e guastato una felice serata di amore. 

C’è un lago di sangue nei pensieri di Marco, mentre egli sta curando un pelo di barba poco più lungo degli altri, osservandosi attento allo specchio. Taglio perfetto: è tempo di uscire. Marco, sempre in ritardo, corre in camera a vestirsi. Si infila di fretta un paio di pantaloni neri poi una maglietta bianca ed una camicia di jeans per coprirsi. Si stringe alla vita una cintura di pelle ed è pronto ad uscire. Passa davanti al bagno ma non c’è più tempo per ammirarsi allo specchio, quindi Marco spegne le luci, stringe i lacci delle scarpe e fugge da casa sbattendo la porta: c’è una notte di amore e di gioie, ad aspettarlo lì fuori.