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Ventitré

Carte truccate

NERO: 

si sente il cinguettio degli uccellini e un brusio di voci, in crescendo.

FADE IN:

1-EXT. PARCO LAMBERIN – OPERA – GIORNO

La giornata è serena. Due amici sono seduti sull’erba, nel parco, alla sinistra di un sentiero. Stanno parlando faccia a faccia, e intanto giocano a carte. L’uomo più grande (49) è di media statura, longilineo e calvo; indossa un paio di jeans strappati che arrivano fin sotto le caviglie e una camicia a righe infilata dentro ai pantaloni. Sta fumando una sigaretta. L’uomo più giovane (42) è intento a contare i punti guadagnati con l’ultima presa. Egli è di corporatura robusta, tozzo e basso; la capigliatura bionda è rada. Indossa una polo rosa e calzoni di tuta bianchi, nasconde gli occhi dietro ad un paio di occhiali da sole, le cui lenti sono nere e a forma di goccia. 

Improvvisamente, un tuono interrompe l’azione.

I due uomini guardano il cielo perplessi.

UOMO PIÙ GIOVANE

Non c’è una nube.

UOMO PIÙ GRANDE

Mah, sarà stato un fulmine a ciel sereno. 

Dai, gioca la mano.

UOMO PIÙ GIOVANE

Asso di bastoni!

L’uomo più giovane rivela la carta.

UOMO PIÙ GRANDE

Brutto stronzo, mi hai fottuto ancora.

L’uomo più grande getta al vento la mano, poi si alza di scatto, si stiracchia i muscoli della schiena e sbadiglia. 

UOMO PIÙ GRANDE

Non puoi contare i punti durante la partita, comunque. Così vincere è più facile, se non barassi saresti un dilettante.

UOMO PIÙ GIOVANE

(ride)

Che, ti brucia? Se ti credi bravo abbastanza da battermi, perché non lo fai?

I due si fissano con atteggiamento di sfida.

UOMO PIÙ GRANDE

Più tardi. Ora voglio… sgranchirmi le gambe.

UOMO PIÙ GIOVANE

Senza palle!

UOMO PIÙ GRANDE

Ma tu guarda se un baro può venire a farmi certi…

Un altro tuono cattura l’attenzione dei due uomini, costringendo entrambi ad interrompere il litigo. Questa volta il boato è di maggior intensità. I due si scambiano un’occhiata perplessa poi, l’uomo più grande che è in piedi si accorge di un soggetto lontano, di cui si figura solo una macchia scura in contrasto con la luce del sole. L’omuncolo indistinto appare sul ciglio di una collinetta, intento ad entrare in un capanno. 

UOMO PIÙ GRANDE

(indica con il dito)

Guarda laggiù, sulla collinetta.

UOMO PIÙ GIOVANE

Sì, e quindi?

UOMO PIÙ GRANDE

C’è qualcuno, guarda bene… il rumore sembrava arrivasse da lì, piuttosto che da un temporale.

UOMO PIÙ GIOVANE

In effetti, di nuvole non se ne vede manco una. 

Ah sì! L’ho visto anch’io, sta uscendo da quel baracco. 

Improvvisamente si sente ancora un rumore, cupo e potente. Poi, d’un tratto l’intera quiete del parco è disturbata dalle note di una musica lirica, a volume eccessivamente elevato. L’uomo più grande si passa una mano tra i capelli e poi sbuffa.

UOMO PIÙ GRANDE

Dio, ma come cazzo si fa ad essere così irrispettosi di chi vuole passarsi una domenica al sole, a rilassarsi, godendosi uno stramaledetto silenzio! 

Cazzo!

UOMO PIÙ GIOVANE

E calmati… non fare di tutto una tragedia.

UOMO PIÙ GRANDE

Senti, tu aspetta qui, io vado a parlarci. E non truccare le carte nel frattempo, maledetto baro che non sa giocare.

Entrambi si sfogano con una risata, poi l’uomo più grande si incammina sul prato, verso la collinetta nel parco, da cui proviene la musica.

Giunto al capanno, l’uomo più grande si guarda attorno e, vedendo solo una strana cassa collegata ad un grammofono, colpevole del gran baccano, apre la porta di quel piccolo rifugio e vi entra dentro. 

2 -INT. CAPANNO NEL PARCO LAMBERIN – OPERA – GIORNO

FITZCARRALDO (20)

Chi sei? Fermo o ti sparo!

Il ragazzo, giovane e di buon fisico, vestito con un completo bianco panna da colono, una camicia ed una cravatta nera, estrae da una fondina un vecchio modello di pistola a tamburo. L’uomo più grande, allarmato solleva le braccia verso l’alto, stringendo le mani dietro alla testa in segno di resa.

UOMO PIÙ GRANDE

Fermo! Fermo! Mi arrendo, sono in pace ti prego non farmi nulla. Non farmi nulla, ti prego! Ero venuto solo per chiederti… per chiederti, insomma la musica, sai è un po’ alta…

Fitzcarraldo toglie la sicura all’arma e carica l’innesto.

UOMO PIÙ GRANDE

No! No ti prego, non facciamo sciocchezze ti prego! Sono in pace!

FITZCARRALDO

Ha figli signore? Mi risponda, ha figli?


UOMO PIÙ GRANDE

No, no! Ma dio, che importanza ha adesso avere figli. Non mi dirà che vuole… solo perché non ho figli!

FITZCARRALDO

Allora mi dica, ha moglie? Una ragazza? Una donna?

UOMO PIÙ GRANDE

No, no! Nemmeno quello! La prego di essere ragionevole non, non…

L’uomo più grande è scosso da brividi, poi cade in ginocchio e inizia a piangere, coprendosi il viso disperato con entrambe le mani.

Fitzcarraldo allora spara il colpo. 

UOMO PIÙ GRANDE

Aaah! Mi ha sparato allora, infame! 

L’uomo più grande si agita in cerca della ferita procuratagli dal passaggio del proiettile. 

FITZCARRALDO

In piedi, codardo! Non ho sparato a lei, ho puntato fuori dalla finestra. Lei deve essere così solo… vederla mi ha fatto talmente pena da farmi credere che devo procurarle più sofferenze lasciandola in vita, piuttosto che sparandole. E ora, mi ripeta le ragioni della sua visita.

UOMO PIÙ GRANDE

Ma niente signore, ma niente. Mi perdoni, mi perdoni. Hai, avete completamente ragione sulla mia solitudine che quasi quasi… ma sì, già che ci siamo, la prego ora di spararmi. Mi spari, ragazzo! Non ne posso più di questa vita così sola ed opprimente, senza amici, senza donne, passata con gente che nemmeno mi rispetta e che bara pure alle partite di carte!

FITZCARRALDO

Chi? Chi osa barare a carte!

UOMO PIÙ GRANDE

Ma, vede, quell’uomo seduto laggiù nell’erba, vicino al sentiero.

L’uomo più grande si alza nuovamente in piedi e indica al ragazzo un uomo di mezza età, in lontananza. 

L’uomo più giovane non è più solo, ora c’è un’altra persona in parte a lui. 

Fitzcarraldo allora prende il binocolo fra le mani e si mette ad osservare le due figure distanti. Egli ride, incontrollato.

FITZCARRALDO

Ah, guardi come si è fatto fregare! Il suo amico laggiù non solo la frega nelle partite di carte, ma le ruba anche le donne! E guardi come parla, e che bel pezzo di donna che s’è preso quello… se ne vada ora! Lei mi mette troppa tristezza, e io ora vorrei pensare da solo.

3-EXT. PARCO LAMBERIN – OPERA – GIORNO

L’uomo più grande allora, rassegnato esce dal capanno, mentre una canzone di Caruso è diffusa a massimo volume dalla cassa vicina. Egli scende la collinetta e, una volta avvicinatosi all’amico, nota che la donna di cui aveva parlato il ragazzo è un’anziana rugosa e grassoccia. L’uomo più grande sorride, sollevato dalla vista di quell’orribile essere, entusiasta di non essersi fatto sfuggire un’occasione. Poi, senza ritegno inizia a ridere e prende a ridere tanto e così forte da nascondere, con le proprie risate, la musica proveniente dalla cassa sulla collina. Gli schiamazzi dell’uomo senza più alcun controllo continuano per qualche minuto poi questo stramazza a terra divertito e inizia a contorcersi fino a che non resta senza fiato e sviene. Allora, l’uomo più giovane e l’anziana signora si guardano negli occhi perplessi poi, lei si incammina indifferente per la propria strada, mentre lui si alza in piedi e sistema le carte per terra in modo da far credere all’altro, una volta rinvenuto, di aver perso una gran somma di denaro in una giocata importante. L’uomo più giovane tasta infine il corpo dell’uomo più grande, in cerca del portafogli e, trovato, vi ruba tutti i soldi contenuti. 

Poi, fumando una sigaretta ed intascandosi il malloppo, si avvia anch’esso lungo il sentiero, in direzione opposta alla donna, mentre il sole dietro la collina del parco tramonta.

FINE

FADE OUT.