Un giorno, Arianna inciampò sul filo del discorso e finì per battere la testa, cadendo a terra. Appena toccato il suolo, Arianna era già svenuta e con la mente vagava su un altro pianeta. Arianna è su Giove, ma non è facile stare su Giove, perché tira un gran vento e allora si finisce sempre per perdersi nel vuoto. Così la ragazza decide presto di emigrare e, accendendo un neurone, si trasporta tra la Terra e il Sole. Ma anche qui, c’è troppo caldo, non è facile vivere perché si suda tanto e di acqua non ce n’è. Allora Arianna decide di non andare troppo lontano e fugge abbastanza vicino a casa: Arianna s’imbarca sul transatlantico Titanic e, dopo qualche minuto a riflettere sul mare, pensa di sbarcare sulla Luna. 

«Che bella la Luna!» grida stupita, posando il piede destro sul suolo polveroso del satellite terrestre. Arianna scende dalla nave e già si sente a casa. La Luna è così accogliente e vuota di gente. 

In fondo all’orizzonte si vede l’ombra di un ragazzo. 

«Chissà chi è, forse potremmo fare amicizia…» pensa Arianna tra sé. 

Così la ragazza timidamente si avvicina e presto arriva dal giovane.

«Ciao!» si presenta lei, porgendo la mano. 

«Che sorpresa avere compagnia! Il mio nome è Astolfo, un mio amico ha perso la ragione e mi sono ritrovato sulla Luna».

I due si stringono la mano, si fissano negli occhi ed è subito amore. 

«Se mi aiuti a ritrovare la ragione del mio amico, torniamo sulla Terra e giuro che faremo l’amore.»

«Ci sto.»

Così i due, mossi dallo scopo di fare l’amore, si mettono in cammino alla ricerca della ragione. 

Camminano in lungo e in largo, senza mai dormire né fermarsi, superando montagne e crateri, saltando e tenendosi per mano volando. Ogni tanto, per gioco, Arianna e Astolfo raccolgono pietre e si divertono a lanciarle.

«Sai Arianna, la leggenda narra che un tale un giorno è riuscito a scagliare una pietra fin sulla Terra!»

«Davvero? E come si chiamava quest’uomo dotato di tanta forza?»

«Re Artù. Arianna, ti piace viaggiare?»

«Ma certo, mio caro Astolfo. Ho girato ovunque.»

«E qual è il significato del viaggio, secondo te?»

«Beh, ovvio: spaccarsi di droga.»

Così Astolfo cerca nella tasca della giacca e tira fuori un cannone bello grosso. 

Prima Arianna, poi lui, entrano nel cannone e, uno alla volta, si sparano lontano e, sorretti dalla gravità, atterrano leggeri sul lato oscuro della Luna. 

«Astolfo, che pensiero romantico… qui è così buio che si vedono le stelle, tutte le stelle dell’Universo!»

«Arianna, guarda lontano: se guardi abbastanza lontano vedi il buio più totale: quella è l’origine del tempo.»

Arianna si concentra sul punto più buio del cielo e, d’un tratto tutto scompare: lei e Astolfo si trovano a precipitare giù nel vuoto. É tutto buio.

«Arianna!» grida lui da lontano. 

«Si amore, dimmi!»

«Arianna!» grida Astolfo, ancora più forte, sempre più distante.

«Astolfo!»

«Arianna hai cotto la pasta?»

«Come?»

Arianna si risvegliò frastornata. Era stesa sul tappeto, con un po’ di bava che penzolava dalla bocca. Non si ricordava come fosse caduta, solo che stava discutendo al telefono e si doveva essere arrabbiata molto, tanto da perdere la ragione e svenire. Poi venne il marito, che entrò dalla porta di casa, senza salutare.

«Arianna, io ho fame. É pronto da mangiare?»

Allora Arianna, donna obbediente, si mise dietro ai fornelli per cucinare, rimanendo al suo posto: con la ragione sulle spalle, senza il rischio di pensare e perdersi a viaggiare. 

Diego