Il gambero

21/10/19

Un giorno, un pescatore si chiede: «perché i gamberi camminano all’indietro?».

Un istante prima che morisse l’Universo, faceva un freddo cane. Ogni particella era ormai immobile, sola, estremamente distante dalla prossima. Quasi senza energia, nemmeno un filo di luce restava ad illuminare il triste cielo buio che copriva ogni cosa. Lentamente il tempo, così abituato a correre in avanti, si era fermato. Ecco il realizzarsi dell’immensa solitudine: la distanza è infinita e il tempo non ha più alcuna intenzione di muoversi. L’Universo era morto. 

Sia chiaro, nulla aveva cessato di esistere, ogni particella continuava ad esserci, esattamente immobile, esattamente sola. 

Allora il tempo, trascorsa, congelato, un’indefinita quantità di attimi, urtò contro la fine del tutto: il niente impresse un cricco leggero, una lieve e inavvertibile forza, sufficiente ad accelerarlo un poco all’indietro. E si sa: nell’Universo nulla si crea e nulla si distrugge e mosso un qualsiasi oggetto non vi è alcun modo di fermarlo o rallentarlo fintanto che non gli si oppone una ugual forza. Così il tempo ripartiva e tutto lo spazio tornava a muoversi: al contrario. Ogni secondo veniva riavvolto, come si avvolge un nastro di film per tornarne all’inizio. Ogni movimento e ogni reazione chimica, conservando la medesima energia meccanica e identica quantità di moto, avveniva nuovamente, mantenendo la stessa traiettoria e lo stesso processo. Solamente il verso di ogni evento era opposto rispetto a quanto avvenuto prima. Le particelle da ferme tornavano ad avvicinarsi, superando un’infinita distanza per incontrarsi ancora e scontrarsi, unirsi, rimbalzare, orbitare l’una attorno all’altra e, liberando energia, emettere luce o disperdere calore. Allora l’Universo, pian piano, tornava a scaldarsi, ad illuminarsi e a rimpicciolirsi sempre più. Gli spazi si uniscono, i buchi neri emettono luce, mentre le stelle la assorbono. Si raggruppano ammassi di galassie e pianeti. 

Ogni essere vivente, ciascun batterio, fungo, animale ed essere umano si ricompone da terra e rinasce. Anche le macerie dei palazzi e le strade, distrutte dalle forze naturali, dalla vegetazione e dal clima, si elevano da terra. Proprio chi tutto aveva distrutto, ora ricostruisce. Si vedono piante erigere mura, dune del deserto far emergere intere città, acque ritirarsi e terremoti che fanno danzare il suolo, affinché uomini e case ne escano interi. Gli animali, molti si comportano in modo ambiguo e paradossale: tengono gli occhi sulla fronte per poi muoversi all’indietro, senza prestare attenzione a dove camminano. In particolare, gli umani sembrano attrarsi fra loro senza nemmeno scambiarsi uno sguardo. Gli umani, che ora nascono anziani e muoiono bambini, che sorgono dalla terra per vivere e, un giorno, rientrare nel feto di una povera donna, mai un uomo. Gli esseri umani, che ancora una volta si incontrano, l’uno con l’altro, e che si guardano negli occhi solo per baciarsi e fare l’amore, per litigare, odiarsi e scambiarsi emozioni. E tu, che leggi, un giorno torni a svegliarti, a vomitare cibo e sapori nel piatto, per liberare il tuo corpo dagli atomi e dalle molecole che appartengono ad altri esseri viventi. Sputi un pesce, una bistecca, un pomodoro intero. Ti incontri, magari litigando, con la persona che già sai di amare e prima o poi vi lascerete, innamorati più che mai, scambiandovi sereni il vostro ultimo primo bacio, su una panchina in un giorno di giugno.

Un giorno, un pescatore esclama: «?Orteidni ‘lla onanimmac irebmag i èhcrep».

E, proprio in quel momento, un gambero gli passa sotto ai piedi. Il gambero, che ora è uno degli esseri animali più furbi ed intelligenti della natura, è l’unico a camminare dritto, ossia seguendo il verso dei propri occhi: finalmente lui sa dove posare le proprie zampe e può vedere ed evitare ogni minaccia: almeno fino alla fine di questo tempo e, di nuovo, l’inizio del prossimo. 

Diego