Nel giardino delle riflessioni ci sta un po’ di tutto. 

Ci stanno le statue del passato, i laghi di lacrime, i salici piangenti e tante stelle. Ci stanno gli spiriti del tempo: anime dei ricordi, emozioni, amori, sorrisi e gioie. In un angolo del cielo, sulla vetta di alcune montagne, si possono vedere tanti specchi: gli specchi del futuro che riflettono tutte le possibili scelte che farete. Per terra, la sabbia è fina e vola via, sollevata dal vento della memoria. 

Un giorno, Lei sta vagando con la mente nel giardino delle riflessioni, cercando la Risposta. Il giardino è bello grande e, molto spesso, accade che la Risposta ai propri dubbi non si trovi. Non si tratta di cercarla meglio: infatti, più vi impegnate, più il giardino diventa vasto, immenso, ostile: il vento si fa tempesta e siete costretti ad arrendervi e soccombere. 

Per trovare le Risposte non c’è una strada univoca: ogni domanda apre una sua via, che porta a tanti specchi in cui potervi osservare vestiti nei panni del futuro. 

Così, Lei, senza troppo sforzarsi si pone un problema:

«Dimmi giardino: con Lui che dovrei fare?»

Il giardino non risponde. 

In lontananza, compare un’amaca tra due ciliegi. Lei decide di andarci, per sedersi e riposare un po’. Si stende e si lascia cullare da un movimento armonico che sorge spontaneo dal nulla. Lei dondola sull’amaca: da destra a sinistra, da sinistra a destra. 

Si può sentire un ticchettio, come quello di un orologio. 

Click 

Clack 

Tic

Tac

Una voce profonda sussurra lo scorrere del tempo. 

Il tempo. Lei riflette sul tempo: forse ne è passato troppo dall’ultima volta che Lei e Lui si sono sentiti. Ma che fare? Scrivergli ancora? Invitarlo ad uscire? Non è forse troppo?

Ancora una volta: nessuna risposta. Il giardino non risponde. 

Cessa il ticchettio, l’amaca scompare. 

Lei è già in piedi e si prepara a correre perché il clima sta per cambiare. Ora fa freddo e, tutt’attorno, è pieno di scheletri e volti bianchi. Sono cadaveri, quelli di uomini che potevano essere ma non sono stati. Essere cosa?

Rabbrividisce. Poi uno specchio le si para davanti e le mostra un bacio con un altro ragazzo, che mai è avvenuto.

Ricordare un futuro che non si è realizzato è cosa dolorosa: Lei piange un mare di lacrime e ora la terra scompare. Sotto ai suoi piedi c’è il mare: è circondata da immense onde e si sente affogare. 

«Aiuto! Aiuto!»

Il giardino non risponde. 

Però, dal mezzo del mare, compare uno scoglio. Miracolosamente vi si aggrappa e riesce a non annegare. Sale su quello sputo di sasso, in mezzo all’immenso nulla di acqua, poi si sdraia, affaticata, senza più fiato. 

Poco dopo, voltandosi, scopre che il suolo è diventato coperto di fiori: ne raccoglie uno e, osservandolo, riconosce il volto di Lui. Una speranza, questa, che fa sorgere il Sole e pure l’arcobaleno. 

Il prato fiorisce d’ovunque e le lacrime sono spente. Scompare il mare. Lei può tornare a camminare, tra il cinguettio degli uccellini e una luce che scalda la pelle. Si sta bene a passeggiare, senza nulla pensare. Aspettare: ecco una buona Risposta che ti permette di viaggiare. Ma il viaggio, seppur lungo, prima o poi si arresta sempre. 

Per Lei il viaggio si ferma quando compare un messaggio di Lui nei pressi dell’orizzonte. Al momento non riesce a vederlo: è troppo piccolo e lontano. Tocca avvicinarsi. Più il messaggio diventa leggibile, più il paesaggio cambia: ora è tutto un prato di rose, prima piccole e distanti, poi sempre più grandi e strette tra loro. Ora le rose sono giganti e veramente tutte attaccate: spine angoscianti la feriscono su ogni lato del corpo. Sfigurata, sudata e bagnata di sangue, arriva ai piedi del messaggio di Lui: esausta si inginocchia.

«Ehi come stai? Mi dispiace se non ti ho più scritto, ma ho pensato non fosse più il caso. Comunque un giorno potremmo incontrarci, per un caffè: ti voglio raccontare di una ragazza che ho conosciuto da poco. Mi piace…»

Lei si sente morire: tutte le ansie e le paure, d’un tratto, si sono fatte reali.

Una nuvola nel cielo assume la forma di alcune parole:

 «La Risposta più saggia era la scelta di agire»

Il giardino si è espresso: commenta il passato. 

Per diversi giorni, Lei si lascia andare sulle ali della delusione: è inerme, a nulla risponde e non serve che sia sbattuta di qua e di là, in ogni direzione possibile. Niente da fare: nemmeno la morte spegnerebbe quel vuoto che esplode nel cuore di chi perde l’amore. 

«Rimarrò sempre sola.»

Trascorre del tempo ma questa è l’unica frase che si concede di ripetersi. Il suo corpo è ferito e la pelle scottata dall’ardere dei sensi di colpa. Poi, senza volerlo, l’anima di una gioia passata le taglia il sentiero. É il ricordo più scemo che esista: quando un mattino, da piccola piccola, si era dondolata tra le mani il pupazzetto di un pinguino che poi era caduto sotto la macchina del papà: aveva riso tanto da perdere il fiato ed essere felice per giorni. 

Che leggerezza, l’infanzia, così leggera che ora si sente fluttuare come un palloncino gonfiato ad elio: ma il pensiero di stare per aria a Lei ora non pesa. Per un po’ è di nuovo serena e Lui già sta nel passato. 

Ferma sulla vetta di un colle: lì c’è uno specchio più grande di altri, Lei riflette sé stessa.

Un seno modesto, un difetto banale, nessun lineamento degno di essere notato, osservato o apprezzato. Grida forte di rabbia che rompe lo specchio. Una pioggia di frammenti si espande d’ovunque e una scheggia, di dimensioni maggiori, si trasforma nella scaglia di un drago da cavalcare. Cosa c’è di meglio che poter volare nel cielo, a migliaia di metri dal suolo? La Terra, sotto, si fa sempre più un puntino lontano e invisibile: è una cellula azzurra incastonata nell’immenso vuoto dello spazio privo di luce. La libertà: essere soli a galleggiare nel buio, senza pensieri. 

Ora Lei sta distesa nel nulla, con gli occhi chiusi, quasi dormiente. 

Solo una voce si sente: canta le strofe di una canzone italiana:

Lei non parla mai 

Lei non dice mai niente 

Ha bisogno d’affetto 

E pensa che il mondo non sia solo questo

Non c’è niente di meglio 

Che stare ferma dentro a uno specchio 

Com’è giusto che sia 

Quando la sua testa va giù 

E tutta la vita 

Gira infinita senza un perché

E tutto viene dal niente 

E niente rimane senza di te.

                                            Diego