Uno

26/01/2019


C’est ci n’est pas un journal. 
É giusto scarabocchiare una premessa almeno oggi, primo giorno per questa agenda. 
Insomma, mi sento bloccato creativamente parlando, pertanto tale è l’escamotage per sfuggire da una temuta situazione. Ogni giorno cercherò di dedicare 10 minuti alla libera scrittura, con soggetto qualsiasi generica, stupida o banale idea che avrà l’onore di presentarsi: non la giudicherò e nessuna elucubrazione mentale sarà da me repressa. Devo essere creativo, quindi racconterò delle giraffe che, disinvolte, passeggiano su e giù per una via trafficata da macchine: imbecilli al volante che si strombazzano l’un con l’altro, sperando di correre presto a casa. 
O forse potrò narrare dei vicoli più romantici di una città, laddove giovani di tutte le età fuggono a cercar rifugio dagli sgradevoli sguardi di chi giudica l’amore. Non dovrò mai bloccare, inibire un’idea; mai distrarmi con le lancette dell’orologio che attendono il trillo della sveglia. Avrò dieci minuti.

Drin, Drin: allora il tempo a mia disposizione sarà finito.

 
Voglio essere libero, servono idee. E le idee si fanno vive solo quando sanno di essere accolte alla porta di casa.

Drin! Drin!


“Chi è?”


“Siamo le idee.”


“E che volete da me?”


“Che ci porti a pranzo e a cena. Innamorati, sposa una di noi. Avremo cura di partorire le tue migliori storie.”


“Prego allora. Fatevi avanti. Su forza, facciamo l’amore.”


Ancora quaranta secondi, suvvia, oggi è stata una bella giornata.

 
Drin! Drin!

Diego